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09.03.2013 - 24.04.2013

FEDERICO BARONELLO

EUR_Libya //gallery

Con questo nuovo progetto fotografico, esposto ora per la prima volta dopo due anni di gestazione, Federico Baronello analizza la rappresentanza simbolica del potere nella sua forma più pura, l’architettura, prendendo ad esempio quel “fascismo di pietra” di cui parla lo storico Emilio Gentile, incarnazione esemplare dell’ideologia del potere, i magnifici edifici del razionalismo italiano realizzati tra i due nuovi poli della Roma fascista, il Foro italico e l’EUR. Già nel titolo, EUR_Libya contiene tutto il senso paradossale del lavoro. Lo sguardo particolare dell’artista conferisce un’ulteriore suggestione di sapore metafisico: le architetture sembrano monumenti di archeologia abbandonati nel vuoto di una luce meridiana, memore della luce delle Piazze di De Chirico ma anche dei paesaggi dei lasciti coloniali italiani in Africa. Un paesaggio surreale fuori tempo fissato nella luce, un paesaggio monumentale ma vuoto, muto al tempo stesso, che è qui ma potrebbe essere altrove nel Mediterraneo, in Africa ad esempio. Ed infatti ad una più attenta osservazione, l’architettura nelle fotografie di Federico Baronello è trasformata dal gioco surreale, per sua stessa natura trasgressivo, del fotomontaggio. Una strategia visiva di ascendenza dadaista che ha reso poi possibile quel processo di appropriazione e de- contestualizzazione intrapreso dalle neo-avanguardie critiche degli anni ‘60 e ’70. Se l’accostamento e la sovrapposizione di immagini e luoghi ricorda la strategia visiva di artisti come Hans Haacke, per Baronello la stessa operazione non ha uguale valenza critica o ideologica: il suo non è un lavoro di inchiesta sul reale come nei lavori dell’artista tedescoamericano, quanto piuttosto sulla libertà dell’immaginazione, sull’utopia del possibile indicata con un gesto discreto e minimale. Come se la Libia, o meglio l’Africa del Nord, secondo l’accezione greca e poi latina del termine Libya, fosse divenuta Roma, e Roma potesse diventare veramente a sua volta la capitale di un mondo mediterraneo unificato. Interrogando il senso dell’architettura fascista oggi, l’artista si interroga sul ruolo politico e simbolico delle istituzioni e del paesaggio culturale in senso più ampio: in queste fotografie il portato ideologico dell’architettura subisce una trasformazione profonda, come se l’ideologia imperialista originaria sia passata attraverso quell’assimilazione antropofaga teorizzata dal modernista brasiliano Oswald de Andrade quale destino ultimo del colonialismo. Un post colonialismo economico, quello stesso dei nomi e loghi di imprese nazionali che hanno tenuto a lungo relazioni commerciali ed economiche con la Libia di Gheddafi qui impressi proprio sulla pelle del “fascismo di pietra” fotografato da Federico Baronello.

Anna Cestelli Guidi, Roma 2013

 

EUR_Libya

With his new photographic project, shown now for the very first time after two years in production, Federico Baronello analyzes the symbolic representation of power in its purest form, through architecture. The starting point for his research is the «Fascism embodied in stone» mentioned by the Italian historian Emilio Gentile: the ideology of power illustrated by the magnificent buildings of Italian rationalism spread between the two poles of new Fascist Rome, the Foro Italico and EUR. Already its title, EUR_Libya, points to the paradoxical sense of the work. The artist further suggests a metaphysical aspect: the architecture depicted appear as archeological monuments abandoned in the empty midday sun, reminiscent of the De Chirico’s Italian Piazza, but also of the Italian colonial landscapes in Africa. Lost in time, a surreal landscape fixed in sunlight, monumental but empty, silent, found here in Italy, but it could be anywhere in the Mediterranean or even in Africa. Indeed, on closer observation, the architecture in the photographs of Federico Baronello is transformed through a surreal manoveur by the very transgressive nature of the artwork itself (i.e. the photomontage). A visual strategy inherited from the Dadaist who through the process of appropriation and de-contextualization developed the neo-avant-garde criticism during the '60s and '70s. However for Baronello the combination and overlapping of images and places, reminiscent of the strategy of visual artists such as Hans Haacke, without any direct bearing, does not embody the same ideological criticism. Baronello's investigations are not a work about the real, as is the case of the German-American artist, but rather it is about the freedom of imagination, the utopia of the possible, inscribed by a minimal and discreet gesture. As if Libya, or better North Africa, according to the definition of the ancient Greeks and then the Latins, might become Rome, and Rome in turn could really become the capital of a unified Mediterranean world. By inquiring into the meaning of Fascist architecture today, the artist questions the political and symbolic role of the institutions and of the cultural landscape in its broadest sense. In these photographs the ideological result of architecture undergoes a profound transformation, as if the original imperialist ideology had passed through the anthropophagous assimilation theorized by Brazilian modernist Oswald de Andrade, as the ultimate destiny of colonialism. An economic post-colonialism, indeed. The names and logos of national companies that have long held trade and economic relations with Gaddafi's Libya, appear as imprints on the surface of the «Fascism embodied in stone» photographed by Federico Baronello.

Anna Cestelli Guidi, Rome 2013




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