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04.005.2013 - 29.09.2013

THOMAS KRATZ  

LICK GIN //gallery

Nella sua prima personale in Italia, l’artista tedesco Thomas Kratz presenta “Lick Gin (situation), una mostra costituita da sette nuovi dipinti e rilievi, tre sculture e un intervento pittorico che ha coinvolto il soffitto e alcune pareti della galleria. Come nei suoi più recenti lavori, le opere di questa nuova mostra agiscono sui sensi dello spettatore, incoraggiandone una percezione fluida e aperta. E le tre sculture, nonostante un’apparente tensione con i dipinti, sono una ulteriore ricerca di Kratz sulla capacità della superficie di creare raffinate colarazioni e texture. Il lavoro di Kratz è impegnato con la superficie della pittura, usando spesso colori tenui stesi su materiali vari piuttosto che su una tela tradizionale. Colori metallici, come il manganese e lo stagno, sono stati usati nella prima serie “lick Gin”, e la superficie era il legno; mentre la sua “nude” serie utilizzava colori fluorescenti su vetro. L'effetto è la realizzazione di opere che trasformano lo spettatore in un partecipante attivo, coinvolgendo i suoi sensi in una chiara e tangibile sensazione di assimilazione. Nella sua nuova serie di opere, Kratz continua in questa direzione, e investiga sulla capacità interattiva dei suoi lavori proponendo un ulteriore passo in avanti con le sculture e l’intervento pittorico sul soffitto e le pareti. Le tre sculture accolgono il visitatore entrando in galleria. Uno dei due lavori a grandezza naturale, Games Master (Fountain) rappresenta una figura sopra un secchio, e potrebbe alludere a Duchamp _ la scultura sembra la torre del gioco degli scacchi, un’ossessione per Duchamp – che potrebbe anche essere il padrone del gioco - mentre la parola “Fontana” potrebbe facilmente riferirsi al famoso lavoro di Duchamp dallo stesso titolo. I tre lavori formano un blocco unico, un triangolo con cui confrontarsi all’ingresso della galleria, prima di entrare nella sezione principale. Questo triumvirato fa riferimento alla pratica performativa di Kratz, dove oggetti di scena e tessuti nascondono l’identità dell’artista che spesso usa una bicicletta inforcandola o usandola come un’opera a se stante. Come nei suoi dipinti, la stratificazione si riscontra in due di queste sculture: la stratificazione di tessuti è utilizzata per far emergere la qualità del materiale esterno, usando invece la loro figura (forma) per focalizzare la nostra attenzione sulla supeficie. Questa intenzione si evidenzia anche sui dipinti e rilievi, dove l'uso di fibra di vetro e altri materiali contribuisce a valorizzare non solo il rapporto del colore con la materia utilizzate come base, ma anche il potere esteriore di percepire la forma. La fibra di vetro è stata deposta sul legno, l’epoxy sul cartone, la lacca sull’alluminio, tutto diviene lo strumento attraverso il quale il colore e la forma si manifestano. L'esito di questa serie di azioni sulla natura della trama è un lavoro che porta la pittura verso la tridimensionalità propria della scultura, e inversamente la tridimensionalità della scultura alla superficie pittorica. La percezione dell’opera d’arte è ulteriormente ravvivata da un soffitto dipinto di un verde acido e due pareti di un blu pallido, che rispecchiano il blu in AR°1. Collocati così (come se si trovassero in una cella), i dipinti diventano parte di un fulcro di membrane, come se fossero parte di una serie di superfici, le quali, unite assieme, funzionano come un organismo multicellulare. Ogni opera vive e respira in questo ambiente tattile, ma ognuna mantiene la propria natura, mostrando la sottile patina del loro corpo.

Aaron Bogart

 

In his first solo show in Italy, German artist Thomas Kratz presents “Lick Gin (Situations),” an exhibition consisting of seven new paintings and reliefs, three sculptural works, and a gallery intervention in the form of painted ceiling and walls. As with earlier work, the pieces in this exhibition press the viewer’s senses to work, encouraging open and fluid perception. But three sculptures, despite an apparent tension with the paintings, further Kratz’s exploration of the ability of surface to create refined coloration and texture. Kratz’s work has engaged with the exterior of painting, often by using soft colors painted on materials other than traditional canvas. Metal pigments, like manganese and tin, were used in his earlier “Lick Gin” series and were painted on wood; while his “Nude” series used fleshy colors on glass. The effect is the production of paintings that turn the viewer into a perceptual participant, engrossing their senses with a tangible feeling of absorption. In his new series of paintings, Kratz continues this trajectory, but pushes the interactive aspect of his work one step further with the sculptures and intervention. Three sculptures greet the viewer upon entering the gallery. One of two life-sized works, Games Master (Fountain) is a sort of figure atop a bucket, and might hint towards Duchamp—the sculpture looks like a rook from chess, an obsession of Duchamp’s—who might also be the game master—while the word “fountain” could easily reference Duchamp’s famous work of the same name. The three works form a blockade of sorts, a triangle that has to be dealt with before entering the main gallery. This triumvirate might also reference Kratz’s performative practice, where props and fabric hide the artist’s identity, and Kratz often uses a bicycle in an exhibition, riding it or using it as a work in its own right. Like his paintings, layering is involved in two of these sculptures: layering of fabric is used to bring out the qualities of the outer material, using their figure-like form to focus our attention on the surface. This continues in the new paintings and reliefs, where the use of fiberglass and other materials helps to highlight not only color’s relationship to the base substance, but also the outward power of the feel of form. Fiberglass has been placed on wood, epoxy has been placed on cardboard, and lacquer has been painted on aluminum, each becoming the manner through which color and form are delivered. The outcome of these forays into the nature of texture is work that brings the dimensionality of painting into the three-dimensional, and the dimensionality of sculpture towards painting. The perception of the artwork has been further enlivened by a painted ceiling—an acid green—and two walls—a pale blue, which mirrors the blue in AR°1. Situated so (in cella), the paintings become part of a nexus of membranes, part of a series of surfaces, which, taken together, function like a multicellular capsule. Each work lives and breathes in this tactile environment, but each is its own organism, exhibiting the subtle veneer of their body.

Aaron Bogart




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