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15.02.2014 - 15.04.2014

TAMÁS KASZÁS

Antropológiai leletek a népi konstruktivizmusról / Reperti antropologici del costruttivismo popolare //gallery

«Vorrei vedere in che modo la tradizione modernista possa essere percepita dalla cultura popolare dopo una grande catastrofe quando i sopravvissuti dovranno ricostruire le loro case dai rifiuti», con questa frase l’artista ungherese sintetizza alcuni dei principali interessi della sua ricerca artistica e forse più in generale della sua vita.

La sua poetica trae spunto dalle avanguardie storiche e dalle conseguenti utopie per ragionare sulla capacità dell’arte d’essere riferimento e parte attiva nella vita. La sua “curiosità” è alla base d’importanti riflessioni su temi riguardanti la necessità dell’arte nella società contemporanea e sul ruolo dell’artista in questioni sociali ed economiche, gravi e irrisolte, suggerite dall’attuale situazione in cui verte il nostro continente.

Pur esprimendo una forte critica alla società contemporanea, col suo lavoro Kaszás non scade mai in semplice cronaca, in critica retorica, né tanto meno strumentalizza l’arte a fini propagandistici. Egli gioca ironicamente sulle grandi utopie novecentesche per verificare la capacità dell’arte e della ricerca di individuare nuovi principi estetici alla base del rapporto tra l’opera e l’individuo, la collettività e l’ambiente in cui questi agiscono.

Nella sua prima mostra personale in Italia Kaszás presenta quattro lavori che affrontano questo tema da altrettanti punti di vista.

1. Bird Houses Legno riciclato, pittura, corda. Parte del progetto ‘Animal Farm’, in itinere dal 2011.

Quattro casette per uccelli sono installate in alto, nelle sale della galleria, assieme a delle bacheche con affisse foto e immagini che descrivono come installare queste casette sugli alberi, riferimenti estetici del costruttivismo che hanno influenzato la loro forma, informazioni sulle differenti specie di volatili che utilizzano questi nidi. Ironicamente Kaszás crea queste abitazioni per animali in stile costruttivista, quando invece le avanguardie storiche si sono confrontate solo o soprattutto con spazi umani. Egli immagina una fattoria dentro il BauHaus il cuore della ideologia utopistica. Ma dietro questo visione ironica esiste uno studio e una riflessione attenta su come tali forme e tali strutture possano conciliare le necessità vitali degli uccelli in un paesaggio ormai fortemente antropizzato spesso letale per la sopravvivenza stessa delle specie ornitologiche. Il tutto sempre nel rispetto di principi generali di economicità che vanno dal semplice abbattimento dei costi di produzione fino a ragioni ben più critiche riguardanti l’impatto ambientale.

2. Architectural Phantasies (after Chernikhov) Pannelli in plexi-glass graffiati, 2010-13.

Un display in legno dipinto nero, di chiara matrice costruttivista, su cui sono installati diversi disegni realizzati incidendo il plexiglass. Una tecnica ormai diffusa nelle aree metropolitane dove è facile imbattersi in queste incisioni indelebili realizzate sui finestrini dei mezzi pubblici o più in generale su tutte le superfici trasparenti che la città offre. Anche in questo caso una documentazione scritta e d’immagini descrive il fenomeno nella città di Chernikov. Una nuova forma di graffitismo che lascia ai posteri reperti archeologici più durevoli (difficili da cancellare e realizzati su materiali praticamente indistruttibili) di gran parte delle opere d'arte conservate nei musei. Nel caso specifico i disegni riproducono edifici ideati da importanti architetti dell’avanguardia russa su cui insistono super eroi dei comics americani. Entrambi i soggetti sono espressioni della cultura modernista, le architetture ne rappresentano la forma più “alta”, i fumetti, invece, fanno parte delle culture popolari.

3. Doctrine wheel (Propa-dharma) Installazione (legno e pittura), 2014.

In questo lavoro, Kaszás si ispira a un display pubblicitario realizzato dall’artista russo Gustav Klutsis nel 1922 utilizzato come strumento di propaganda politica. Kaszás (fedele al suo credo che tra le altre cose fa grande attenzione all’economicità dei processi: materiali di scarto per la sua costruzione e un meccanismo “a mano” per il suo funzionamento), trasforma tale strumento pubblicitario in una sorta di totem, dal forte significato spirituale, su cui trascrive testi anti propaganda o forse oggi meglio dire anti-pubblicitari. Le 24 tabelle prevedono altrettanti frasi dipinte sulle stesse, alcune delle quali sono: “which cannot be put into words” (ciò che non può essere espresso a parole); “free from the known” (liberi dal significato); “which is not translatable” (ciò che non è traducibile); “that is not recognized” (ciò che non è riconosciuto); “that state of stillness” (quello stato di immobilità); “which is beyond time” (ciò che è senza tempo); “beyond experience” (oltre l’esperienza);“beyond knowing” (aldilà della conoscenza). Un’opera che riflette sul grande potere persuasivo dei media, sulla loro necessità, e soprattutto sul loro utilizzo che non può prescindere dalle responsabilità di chi li gestisce in relazione a contenuti e finalità. 

4. Spacial occupation Materiali vari, 2014.

Un display astratto e geometrico che ha come riferimento estetico il “De Stijl” olandese e in particolare artisti quali Vandongerloo e Doesburg, grazie al quale vengono mostrati modelli di ricoveri di fortuna realizzati dai vagabondi senza dimora. Un’opera nella quale è palese la critica all’utopia immaginifica, nel confronto tra “lo stile” modernista e una realtà distopica quale quella triste e grave della società dei senza tetto.

Questo lavoro è anche un’anticipazione di quello che l’artista ungherese realizzerà alla biennale di Sidney la prossima primavera.

 

Antropológiai leletek a népi konstruktivizmusról / Anthropological evidence of folk constructivism

“I want to see in what ways the modernist tradition can be perceived by popular culture following a great catastrophe when the survivors must reconstruct their houses from refuse”. With this phrase the Hungarian artist summarises some of the main interests of his artistic research and perhaps more generally of his life.

His poetics draws on the historical avant-garde and the subsequent utopias to deliberate on the ability of art to be a reference point and active part in life. His “curiosity” lies at the root of important reflections on themes concerning the need for art in contemporary society and on the artist’s role in both serious and unresolved social and economic issues, prompted by the current situation our continent is facing.

Albeit expressing a severe criticism of contemporary society, Kaszás never lapses into simple reportage, into critical rhetoric, with his work. Neither does he exploit art for propaganda ends. He plays ironically on the grand 20th century utopias to test out the ability of art and research to single out new aesthetic principles at the basis of the relationship between the work and the individual, the community and the environment in which these act.

In his first solo show in Italy, Kaszás presents four works that tackle this issue from as many points of view.

1. Bird Houses (recycled wood, paint, rope); part of the project ‘Animal Farm’, in progress since 2011.

Four bird houses are installed high up in the gallery, together with showcases of photos and images describing how to install these small houses on trees, aesthetic references of constructivism that have influenced their form and information on the various bird species that use these nests. Ironically, Kaszás creates these habitats for animals in constructivist style, when instead the historical avant-garde was dealing only or above all with human spaces. He imagines a small farm inside the Bauhaus, the heart of the utopian ideology. But behind this satirical vision there lies a study and careful reflection on how such forms and structures may meet the vital needs of birds in a by now heavily built-up landscape that often proves lethal for the very survival of ornithological species. Everything always in compliance with the general principles of saving money and cost-effectiveness, ranging from the simple cutting of production costs to much more critical motivations concerning environmental impact. 

2. Architectural Fantasies (after Chernikhov); scratched plexiglass panels, 2010-13.

A display in black painted wood, of a clearly constructivist template, on which various designs are made by etching the plexiglass. By now a widespread technique in metropolitan areas where it is easy to find these indelible engravings made on the windows of public transport or more generally on all the transparent surfaces the city has to offer. Also in this case the documentation of text and images describes the phenomenon in the city of Chernikov. A new form of graffiti that leaves to posterity archaeological evidence which is more durable (difficult to erase and made on practically indestructible materials) than most of the works of art kept in museums. Here, the drawings reproduce buildings designed by important architects of the Russian avant-garde on which superheroes of American comics are superimposed with a certain irony. Both subjects are expressions of modernist culture, the architecture represents its “highest” form, while the comic strips instead are part of popular culture. 

3. Doctrine wheel (Propa-dharma); installation (wood and painting), 2014.

In this work, Kaszás was inspired by an advertising display made by the Russian artist Gustav Klutsis in 1922 and used as an instrument of political propaganda. Kaszás (faithful to his creed that amongst other things pays great attention to the cost of the processes: scrap materials for its construction and a ‘hand-driven’ mechanism for its operation), transforms this advertising device into a kind of totem, with a potent spiritual meaning, on which he transcribes anti-propaganda or rather anti-advertising messages as we would say today. The 24 tables likewise have phrases painted on them, such as: “which cannot be put into words”; “free from the known”; “which is not translatable”; “that is not recognized”; “that state of stillness”; “which is beyond time”; “beyond experience”; “beyond knowing”. A work that meditates on the great persuasive power of the media, on its necessity, and above all on its use that is inseparable from the responsibilities of those managing it in relation to content and purpose.

4. Spatial occupation; various materials, 2014.

An abstract and geometric display with an aesthetic reference to the Dutch “De Stijl”, in particular artists like Vandongerloo and Doesburg, by which models of makeshift shelters built by the homeless are shown. A work in which the criticism of the visionary utopia is evident, in the contrast between the modernist “style” and a dystopian reality as is the cheerless and serious plight of the homeless society. This work is also a preview of what the Hungarian artist plans to make at the Sidney biennial next spring.




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