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30.04.2016 - 30.07.2016

Ute Müller - Zin Taylor

The Canyon //gallery

ITA

Il Canyon è una valle erosa per lo scorrere millenario di un corso d’acqua. Un profondo corridoio formatosi dall’alto verso il basso il cui paesaggio è costituito da elementi precipitati o svelati dai processi erosivi. Lì giacenti, casualmente raccolti a memoria di una lenta evoluzione.

Il Canyon descrive un'idea temporanea per lo spazio della galleria a Catania: un palcoscenico in grado di amplificare il potenziale narrativo posseduto dal materiale in esso contenuto. Un luogo nel quale le persone sprofondano e quindi percorrono, instaurando un dialogo con le forme incontrate.

Una scena all’interno della quale si collocano, come presenza materica e randomizzante, le sculture (“Untitled”) dell’artista austriaca Ute Müller. Oggetti prodotti, elementi di scena per diversi scenari. Suggeriti da un contesto familiare o semplicemente trovati, essi vengono spogliati dei nomi che diamo loro, al fine di scrutare e definire un possibile nuovo linguaggio. Spesso rappresentano il vuoto, la matrice di una memoria recente in essi contenuta. Sono disposti a differenti altezze ad indicare un’espansione, una crescita. Accostati, sovrapposti, appesi gli uni agli altri, suggeriscono un’azione performativa e una vita temporanea ribadita dalla presenza di scarabocchi che accentuano l’idea di un provvisorio in continua evoluzione e in contrapposizione a un sistema di coordinate fisse.

Su invito di Ute Müller, Zin Taylor l’artista canadese che vive e lavora a Brussles, presenta una serie di lavori che occupano le pareti di questo canyon proposizionale.

 “Thoughts of a dot as it traverses a space (Canyon Life)” è una grande illustrazione a larga scala disegnata sulle pareti della galleria. Un tratto nero e uniforme descrive forme vagamente familiari, o spazi vuoti, simili alle nuvolette dei fumetti, contiene i pensieri che emergono all’interno di un contesto.

La serie di opere intitolate“A Stripe of Thought Navigating a Void of Haze (XII – X)” rappresentano un gruppo di sculture sottili.  Quattro schermi che rappresentano spazi vuoti, composizioni acide che evocano il linguaggio di storie allucinogene. Sono definiti e isolati da una singola striscia nera lungo il telaio, un semplice gesto col quale proporre uno spazio per un pensiero colorato.

L'abbinamento degli oggetti di Ute Müller e dei lavori sulla parete di Zin Taylor suggeriscono l’idea di un canyon come una sorta di display del pensiero, le cui forme riflettono fortemente su aspetti quali il linguaggio, lo spazio, la comprensione del materiale, l’osservazione di un contesto come materia, il linguaggio dei materiali. Nonché la sospensione delle categorie, mettendo in discussione i ruoli di riferimento e il soggetto ("Sujet")… Elementi che descrivono il canyon del racconto, la cui struttura millenaria e apparentemente inerte, rivive nella presenza temporanea delle opere che, in ultima analisi, suggerisce una meravigliosa presenza umana.

La mostra si inserisce all’interno di Unfinished Culture, un programma di Giovanni Iovane promosso dalla  Fondazione Brodbeck in collaborazione con istituzioni nazionali e internazionali. Il progetto mira a ridefinire l’idea di identità, territorio e di quella rete complessa che concretamente e realmente allinea in maniera orizzontale la scena internazionale dell’arte contemporanea, del pensiero critico, geopolitico e sociale.

ENG

The Canyon is a valley eroded by flowing waters over thousands of years. It is a deep passageway that was formed from top to bottom whose landscape is made up of features created or revealed by erosion. They lay there, randomly gathered, as memories of this slow evolution.

The Canyon represents a temporary idea for the gallery space in Catania, a setting in which the potential narratives within material are amplified. It is a place for people to sink into and traverse, establishing a dialogue with the shapes that are encountered.

Arranged within this setting, like a material and random presence, are sculptures (“Untitled”) by Austrian artist Ute Müller. Created objects stage elements for various settings. Suggested by a familiar context or simply found, the works are stripped of the names we give them in order to scrutinize and define a possible new language. Often they represent a void, the root of a recent memory contained within them. They are arranged at different heights suggesting growth. Aligned, stacked, and hung from one another, they imply performative action and a temporary life, reaffirmed by the presence of scribbles, underlying the concept of the impermanent in continuous evolution and contrast within a system of fixed coordinates.

At the invitation of Ute Müller, Brussles based Canadian artist Zin Taylor presents a series of works inhabiting the walls of this propositional canyon.

“Thoughts of a dot as it traverses a space (Canyon Life)” is a large scale illustration drawn onto the gallery walls. A black uniform line evoking familiar forms, or void spaces, similar to the “speech bubbles” of comic strips, contain thoughts that emerge to describe a context. A series of works entitled “A Stripe of Thought Navigating a Void of Haze (XII – X)” describe a grouping of slender sculptures. Four screens representing blank spaces, hazy compositions evoking the language of hallucinogenic tales, defined and isolated by a single black stripe along the frame, a simple gesture proposing space for colourful thought.

The pairing of Ute Müller’s objects and Zin Taylor’s wall works approaches the idea of a canyon as a kind of thought display whose shapes strongly reflect language, space, understanding of material, observation of context as subject, and the language of materials. Acting as a suspension of categories, the exhibition calls into question the roles of reference and subject (“Sujet") … Elements that depict the canyon of stories, whose millennia-long, and seemingly inert structure, lives anew in the transient presence of art works that, in the final analysis, suggest a wonderful human presence.

The exhibit is part of Unfinished Culture, a project by Giovanni Iovane, made possible with the support of the Brodbeck Foundation in collaboration with national and international institutions. The project seeks to redefine the idea of identity, territory, and the complex and tangible network where the international contemporary art scene intersects with critical, geopolitical, and social thought.




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