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29.04.2017 – 15.06.2017

Hugo Canoilas

Can it be all so simple // gallery

(EN)

collicaligreggi is delighted to present “Can it be that it was all so simple”, the second solo show of Hugo Canoilas in our gallery.

Can it be that it was all so simple” is a new series of paintings based on images taken from nature, that come together by free juxtaposition.

The paintings propose a return to ourselves - like the man holding a club and dressed with animal skin in any sci-fi movie, and function as receptacles for projections for the viewer - from fear to hope.

The images taken from didactic books - that aim to show for the first time less known animals and plants mostly from the deep sea can be understood as a metaphor for the current situation we are living in. 

These images were rendered with a very specific way of painting that allows pure intensity of colour, absolute flatness and depth. Canoilas has been developing his painting with ink on unprimed canvas which unveils both conceptual and performatic aspects of his work.

Painting with ink goes close to some oriental practices of painting and calligraphy. Painting seems to operate here, between  Eugen Herrigel’s “Zen in the Art of Archery: Training the Mind and Body to Become One” and Merleau Ponty's “Phenomenology of perception”.

Painting happens here between decision  and gesture. By painting with ink one can grasp all his mistakes and decisions. Painting becomes a sort of measure of the human bound to fail.

Each error cannot be retracted as with oil paint. In Canoilas’ paintings error is an element that allows expanding thought and awareness. The so called mistake becomes consciously necessary on the canvas. At first glance, each animal is outlined clearly, but when scrutinizing the painting, one realizes that the process is expressed through rapid actions and strenuous performance

A distinct quality of Canoilas work has always been his horizontal and layered view of reality as opposed to the idea that things happen by an isolated cause and effect.

By devouring the quotidian he offers his work back into life, filtered by his own art. And since this filter is the opposite of pure form (Dyonisian as opposed to Apollonian) it carries a manifold of possibilities against a singular narrative or one way of understanding, here the paintings and reality in both form and content.

In the past this heterogenous production led him to produce authonomous cycles of work different in style, media and content. A choice that expresses freedom and uniqueness but also resistance to the commodification of his work into information.

In this exhibition one finds this heterogeneity- within the  family of works, binded by its motifs and technical device. The author allowed each of these paintings to happen in front of him, alluring the possibility of enlarging the self. This happens within a certain authonomy of painting or a modus operandi where the means are opaque and will define an end.

In the gallery space, these canvases devour everything around them by their magnetic quality, an assertive and rich range of colours that catches, almost dazzles, the eye.

The paintings displayed as if part of an ongoing comics remind us of the question of the painting towards the viewer in Ad Reinhardt’s series “How to look at art”: What do you represent? 

On a path made out of pure freedom and responsability there is no absolute truth but a manifold of possibilities that are unfolded by the way these paintings hold projections from the viewer

Using a language more suitable to an anarchist spirit, the features of this series of paintings create a space for the coexistente of difference.


(IT)

collicaligreggi ha il piacere di presentarvi ‘’Can it be all so simple’’ la seconda mostra personale di Hugo Canoilas nella nostra galleria.

Può essere che sia tutto così semplice è una nuova serie di dipinti basati su immagini prese dalla natura, scelte e messe insieme liberamente.

I dipinti si inseriscono nella scena contemporanea allo stesso modo dell’uomo in possesso di una clava e vestito con pelle animale presente in qualsiasi film di fantascienza, funzionano per lo spettatore come contenitori di sensazioni pure - dalla paura alla speranza.

Le immagini, tratte dai libri didattici – rappresentano animali e piante poco conosciute, per la maggior parte abitanti del mare profondo, e possono essere intese come metafora della condizione di incertezza nel quale noi viviamo. Esse sono dipinte con superfici piatte intensamente colorate, ma al contempo in grado di generare profondità alla composizione.

Canoilas ha realizzato i dipinti con inchiostri su una tela non preparata, con una tecnica che svela sia gli aspetti concettuali che performativi del suo lavoro. L’utilizzo dell’inchiostro applicato su tela lo avvicina ad alcune pratiche orientali di pittura e calligrafia. La sua pratica sembra muoversi tra lo "Zen nell'arte di Eugen Herrigel", il tiro con l'arco (dove mente e corpo diventano un tutt’uno) e la "Fenomenologia della percezione" di Merleau Ponty.

La pittura si manifesta tra pensiero e gesto, dipingendo con l'inchiostro si possono cogliere tutti gli errori e le decisioni, il dipinto diventa una sorta di strumento in grado di misurare il limite del fallimento umano.

Ogni errore non può essere ritrattato come con la tecnica ad olio. Nei quadri di Canoilas l'errore è un elemento che permette di espandere il pensiero e la consapevolezza. Il cosiddetto errore diventa consapevolmente necessario sulla tela. A prima vista, ogni animale è chiaramente descritto, ma quando si esamina attentamente, si comprende che il dipingere si esprime attraverso azioni rapide o estenuanti performance.

Una qualità distintiva del lavoro di Canoilas è sempre stata la sua visione orizzontale e stratificata della realtà, in contrapposizione all'idea che le cose accadano per ragioni di causa e effetto.

Fagocita il quotidiano, e lo ripropone alla vita, filtrato dalla sua arte.

E dal momento che questo filtro è opposto alla pura forma (Dyonisiaco opposto all'Apollonico), egli propone una molteplicità di possibilità rispetto a una singola narrazione o modo di intendere, i dipinti e la realtà si propongono in entrambe le forme e contenuti.

In passato questa produzione eterogenea lo ha portato a produrre cicli autonomi di lavoro diversi nello stile, nei media e nei contenuti. Una scelta che esprime la libertà e l'unicità, ma anche la resistenza alla commodification del suo lavoro (in gergo economico accade quando beni o servizi di un determinato mercato perdono la loro differenziazione e diventano di basso valore).

In questa mostra si trova invece eterogeneità - all'interno di questa famiglia di opere, determinata dai suoi motivi e dallo strumento tecnico.

L'autore ha permesso a ciascuno di questi dipinti di accadere, davanti a lui, allettato dalla possibilità di accrescere il proprio sé. Ciò avviene all'interno di una certa autonomia della pittura o di un modus operandi dove i significati sono nebulosi e intendono definire una fine.

Nello spazio della galleria, queste tele divorano tutto intorno a sé per la loro qualità magnetica, una gamma assertiva e ricca di colori che cattura, quasi abbagliante, l'occhio.

I dipinti, allestiti come se fossero parte di un fumetto, ricordano la questione del dipinto in rapporto allo spettatore proposta da Ad Reinhardt nella serie "Come guardare l'arte": cosa rappresenti?

Su un cammino fatto di pura libertà e responsabilità non esiste una verità assoluta, ma un insieme di possibilità che si dispiegano in base a come questi dipinti diventano proiezioni del visitatore.

Utilizzando un linguaggio più adatto ad uno spirito anarchico, le caratteristiche di questa serie di opere creano un luogo dove coesistono le differenze.




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