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21.01.2012 - 25.03.2012

AGNE RACEVICIUTE

Conclave
a cura di Padraic E. Moore //gallery

In questa personale di Agne Raceviciute intitolata Conclave, componenti scultorei e fotografici si combinano per creareun’installazione «immersiva» e dal forte impatto visivo, pensata appositamente per la Galleria Collicaligreggi. I componenti di questa installazione non hanno un unico soggetto definito, ma incorporano numerosi riferimenti figurativi, organici e persino religiosi.Nell’insieme, la loro disposizione costituisce una sorta di mise en scene il cui aspetto distintivo è dato da un richiamo tra esteticanaturale ed estetica umana. Questo richiamo crea una tensione visiva presente in tutta la mostraed evidente in particolar modo nella serie di fotografie relative a un sito del deserto del Karakum, in Turkmenistan, noto come Cratere diDarvaza o Porta dell’Inferno.1 Le immagini sono il risultato finale di un processo che prevede la creazione di intricate strutturecomposte da tessuti tirati e poi fissati su una cornice. È l’atto di fotografarle che trasforma queste strutture da forme scultoree astratte in composizioni simili a paesaggi misteriosi. Attraverso tale processo, forme artificiali casuali diventano immagini coerenti cherichiamano la realtà organica. Queste opere quindi tradiscono un desiderio di esplorare il potere ingannevole e seducentedell’immagine, così come una tendenza a enfatizzare l’importanza assoluta di un’esperienza immediata e tangibile. La parola«conclave» deriva dall’espressione latina cum clave, che significa «sotto chiave», e si riferisce a incontri con connotazioni religiose ospirituali.2 Il titolo sottolinea l’intenzione dell’artista di creare un interno totalmente avvolgente, uno spazio in cui gli eventi – attivatidallo spettatore – possano avere luogo. Piuttosto che ridursi a semplice contenitore in cui vengono posizionate le opere d’arte, lospazio espositivo diventa parte integrante dell’opera. Il titolo riflette poi un interessamento verso quello che potrebbe essere definito un «incontro sacro»: offrire allo spettatore un’esperienza, non solo un momento cerebrale. In ultima analisi, questa mostra è connotata dallo sforzo di forgiareconnessioni tra arte e rituale, tra magia e cerimonia, e dal desiderio di confondere lo spettatore ed evocare in lui una varietà di risposteemotive di fronte allo sconosciuto, al meraviglioso e al sublime sollecitate in parte dalla fascinazione di Raceviciute per quella chepotrebbe essere descritta come una sperimentazione interiore, o intima, con materiali e processi creativi.

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1 Questo cratere largo quasi cento metri non è il risultato di un processo naturale ma la conseguenza di un incidente industriale avvenuto nel 1971, quando un sistema di trivellazione sovietico perforò una caverna
sotterranea piena di gas causando il collasso del terreno e lo sprofondamento dei macchinari. Il cratere brucia ininterrottamente da quarant’anni e il suo bagliore può essere avvistato a diversi chilometri di
distanza.

2 Viene usato principalmente per il conclave papale – una sorta di elezione in cui i cardinali vengono di fatto chiusi a chiave nella Cappella Sistina fino a quando non hanno eletto un nuovo papa.

 

Conclave
Padraic E. Moore curator

In this solo exhibition by Agne Raceviciute entitled Conclave sculptural and photographic components are combined to create an immersive, visually imposing installation conceived specifically for Galleria Collicagreggi. The components of this installation are not constrained by any one ‘subject’ but incorporate several specific
figurative, organic, and even religious references. Ultimately, the display is evocative of a kind of mise en scene the appearance of which is distinguished by a drift between both natural and the man-made aesthetics.

This drift creates a visual tension present throughout the exhibition and particularly evident in a group of photographs which refer to a site in the Karakum desert, Turkmenistan, known as the Darvaza Crater or Gates of Hell1. These images are the final result of a process involving the construction of intricate structures produced from textiles stretched over and fastened onto a framework . It is the act of photographing these structures which transforms them from abstract sculptural forms into compositions resembling mysterious landscapes. Through this process random artificial forms are made into cohesive images resembling organic reality. These works betray a desire to explore the deceptive and seductive power of the image and a tendency to emphasise the absolute importance of immediate and tangible experience.
The word conclave originates from cum clavis, meaning with key in Latin and is applied to a secret meeting with religious or spiritual connotations2. This title underscores the artists intention to create an all encompassing interior; a space in which events -activated by the viewer- will occur. Rather than merely being a vessel in which artworks are placed, the exhibition space itself is an integral element within the work. The title also registers an interest in what might be termed the sacred encounter- with providing the viewer with an experience that is experiential and not merely cerebral. Ultimately, this exhibition is distinguished by the forging of connections between art and ritual, magic and ceremony and a desire to mystify and evoke a range of emotive responses to the unknown, the wondrous, and the sublime, prompted in part by Raceviciute’s fascination with what might be termed the inner, private experimentation with materials and modes of making.

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1This 328 foot crater is not the outcome of a natural process but an industrial accident which occured in 1971 when a Soviet drilling rig penetrated into a vast underground gas cavern causing the ground to collapse and the entire drilling rig to disappear. The crater has been burning for almost 40 years and can be seen glowing for miles around.

2It is most commonly used to refer the Papal Conclave-a kind of elections process in which cardinals are actually locked into a room in the Sistine Chapel until they have elected a new pope.

 




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