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23.06.2012 - 30.09.2012

CHRISTOPH MEIER

greenpisellivideosculpture //gallery

In occasione della sua prima personale in Italia presso la galleria collicaligreggi di Catania Christoph Meier mette in scena un nuovo progetto dal titolo greenpisellivideosculpture. L’artista austriaco, come già in precedenti occasioni, propone una selezione di opere già esposte (in questo caso presso la prestigiosa Secessione di Vienna) combinandole con una nuova serie di sculture colorate che testimoniano il suo recente interesse in ciò che di pittorico e grafico esiste nella scultura. Le sculture sono dipinte in modo grossolano, con una texture poco raffinata. Una pittura “croccante”, come lui la definisce, che tuttavia, proprio per la sua matericità, esalta la qualità scultorea degli oggetti, a loro volta realizzati seguendo un semplice metodo, unico per tutti: raggruppati e dipinti insieme, in modo da influenzarsi vicendevolmente. Un processo volutamente precario e dimesso che comunque evidenzia una posizione consapevolmente critica e una personale necessità di misurarsi con il proprio tempo sia dal punto di vista estetico che etico. Meier infatti, rispetto a una società arida e a una conoscenza a cui si può accedere facilmente e a buon mercato attraverso internet, propone un’arte diretta e semplice, dove l’autore ha un'identità più vicina a quella di un’artista per hobby, piuttosto che a quella di un autore di un’arte nobile, costosa e che finge d’essere intelligente. Egli piuttosto che offrire competenze tecniche o intellettuali, preferisce nasconderle e far finta di non essere interessato, cosciente che un atteggiamento apparentemente più “superficiale” e “croccante” possa essere più efficace e comunicativo. Una posizione che esprime un sentire urgente e diffuso che recita una maggiore presenza dell’arte nella quotidianità. C’è da dire comunque che tutti i suoi lavori mostrano tracce di compiti svolti in precedenza. L’opera dal titolo George è un buon esempio utile a comprendere il processo creativo e le implicazioni estetiche presenti nel suo lavoro. Il legno utilizzato per la sua creazione proviene dalla cassa con la quale ha poi spedito i lavori a Catania. Questa cassa gli era stata data dal suo amico artista George. Meier ha usato parte del legno della cassa per fare una pittura a spray su cartone. Ma in qualche modo il pezzo di legno utilizzato per dipingere era più significativo della pittura finita e quindi è giunto alla decisione di usarlo come scultura. Un atteggiamento che deriva dalla serie delle opere intitolate Nicolas dove le gambe delle sculture erano realizzate con i bastoncini che l’artista utilizzava per mescolare il colore. Un fare che mette in evidenza aspetti fondamentali del processo creativo quali ad esempio il caso, la componente narrativa presente nella materia, quanto quella performativa sottolineata dalle azioni da lui espletate per trasformare e rendere le opere sia autosignificanti (ciascuna di esse contiene i principi di base della scultura), quanto capaci di dialogare tra loro e il contesto. Un procedere che definisce una scena, ma che annulla inesorabilmente la centralità dell’artista il quale è come se perdesse la paternità dell’opera, che, nell’atto del visitare, viene trasferita al fruitore, inconscio performer all’interno di un dispositivo percettivo dal grande potenziale narrativo.Verdi/piselli/ video/scultura stanno a colore/materia/azione/arte una sintesi ironica di un processo creativo molto serio sul quale Meier ci invita a riflettere.

greenpisellivideosculpture 

For his first solo show in Italy at the galleria collicaligreggi in Catania, Christoph Meier stages a new project entitled greenpisellivideosculpture. The Austrian artist, like on previous occasions, presents a selection of works displayed in the past (in this case, at Vienna Secession), combining them with a new series of coloured sculptures, testifying to his recent interest in the pictorial and graphic aspects of sculpture. The sculptures are painted heavy-handedly, their texture unrefined. A ‘crusty’ kind of painting, as he himself defines it, yet one which highlights the sculptural quality of the objects by virtue of their very materiality. Here he uses a simple method, the same for all of them: the objects are bunched together and painted, so as to influence each other reciprocally. Thus a deliberately precarious and humble process which still highlights a knowingly critical position, as well as a personal need to measure up to one’s own era, both from an aesthetic and an ethical point of view. In fact, in the face of a over-sophisticated society and a knowledge which may be easily accessed at low cost via internet, Meier presents a direct and simple form of art, in which the artist’s identity is more akin to that of those who practise art as a hobby rather than those for whom it is a noble and costly undertaking, labouring under the pretence of being intelligent. Rather than sporting his technical or intellectual prowess, he prefers to hide it away and pretend not to be interested, aware that an attitude which is apparently more ‘superficial’ and ‘crusty’ may in fact be more effective and communicative. This is a position which expresses an urgent and widespread feeling, calling for a greater presence of art in everyday life. At any rate, it must be said that all his works show traces of their own creative process. The work entitled George is a good example of this and serves to understand the aesthetic implications to be found in his work. The wood used in this work is taken from the crate in which he then sent his works to Catania. This box had been given to him by George, an artist friend. Meier used part of the wood from the crate as part of a spray painting on cardboard. But somehow the piece of wood used in the painting process was more meaningful than the finished painting itself, and so he came round to the decision to use it as a sculpture. This is an approach that derives from the series of works entitled Nicolas in which the legs of the sculpture were made of the sticks that the artist had used to mix his paints. This way of working highlights fundamental aspects of the creative process such as for example chance, the narrative component present in matter just as much as the performative component, underlined by the actions he carries out to transform the works and make them both self-referential (each of them embodies the basic principles of sculpture) and able to dialogue amongst themselves and with their context. A procedure which defines a scene, yet which inexorably eliminates the centrality of the artist, for whom it is almost as if he were renouncing paternity of the artwork, and which through the act of viewing is transferred to the onlooker, the unsuspecting performer within a perceptive device of great narrative potential.Green/piselli/video/sculpture stands for colour/matter/medium/art: the ironic synthesis of a very serious creative process which Meier invites us to reflect on.




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